Italia ed Europa sull’orlo del baratro: lo rivelano i preoccupanti dati emersi dall’ultima indagine Hcob PMI della S&P Global Inc. I numeri, particolarmente drammatici, evidenziano come nell’Eurozona l’attività abbia raggiunto i minimi storici negli ultimi 10 anni.
Economia in Italia ed Europa: il declino
La recentissima indagine Hcob, condotta dalla S&P Global Inc., il gruppo statunitense di società finanziarie, di cui fa parte anche la celeberrima Standard & Poor’s, ha rivelato numeri spaventosi circa l’economia dei Paesi dell’Eurozona.
Infatti, la situazione economica dell’Europa sta diventando sempre più preoccupante, con l’indice PMI dei servizi che ha registrato una forte contrazione nel mese di agosto 2023.
L’indice, che misura l’attività economica dei servizi, quindi, è sceso al di sotto della soglia critica di 50, segnalando una decrescita del settore.
Questo dato è particolarmente allarmante in quanto il settore dei servizi è stato uno dei pochi a registrare una crescita dopo la pandemia.
Crisi economica dei servizi in Italia e Europa: tutti i numeri
Secondo l’indagine Hcob PMI di S&P, l’attività terziaria in Italia è scivolata al di sotto della soglia critica di 50, posizionandosi su 49,8, dato inferiore alle stime degli analisti che prevedevano 50,4, ed in calo rispetto a 51,5 di luglio.
L’indice Hcob PMI composito (servizi e manifattura) è sceso a 48,2, inferiore anche in questo caso alle attese di 48,3, in calo rispetto a 48,9 di luglio.
La situazione non è migliore nel resto d’Europa, dove l’indice PMI dei servizi ha registrato una forte contrazione:
– in Germania, l’indice è sceso a 47,3 punti dai 52,3 punti di luglio;
– in Francia la contrazione è stata meno forte: l’indice è sceso a 46 dal 47,1 di luglio;
– in Spagna l’indice è stato di 49,3 punti dai 52,8 di luglio.
L’indice PMI dei servizi dell’Eurozona è stato rivisto al ribasso a 47,9 punti da un preliminare di 48,3, indicando il primo calo nell’attività dei servizi del 2023, e il più forte da febbraio 2021.
La flessione dell’attività commerciale è stata accompagnata da una solida riduzione del volume dei nuovi ordini e da un rallentamento nella creazione di posti di lavoro.
L’indice PMI composito è sceso ad agosto a 46,7 da 48,6 di luglio. Quest’ultimo valore segnala il terzo mese consecutivo di contrazione della produzione e il calo più rapido da novembre 2020.
Escludendo il periodo della pandemia, l’attività è crollata ai minimi da marzo 2013, quando si è avuta la crisi del debito sovrano.
Settore terziario in Italia: il rischio di recessione
Il settore terziario in Italia è al «momento sotto minaccia di recessione, di cui probabilmente stiamo osservando solo l’inizio, come accaduto per il manifatturiero che registra un calo della produzione da metà dello scorso anno», afferma Tariq Kamal Chaudhry, economista presso Hamburg Commercial Bank.
«L’indice Hcob Pmi del terziario di agosto indica il peggior valore da novembre 2022 e continua l’andamento al ribasso che dura da quattro mesi. Le aziende non sembrano riporre le loro speranze in una rapida ripresa del settore terziario italiano. Date le tristi prospettive, sia settore terziario che quello manifatturiero stanno ora tagliando i posti di lavoro».
Insomma, l’Italia non si smentisce e il rischio di default è dietro l’angolo.
Dubai: il paradiso del settore terziario
Commercio, trasporti aerei, turismo e attività commerciali… in una parola: il terziario.
Oggigiorno c’è un unico posto al mondo che racchiude i più alti livelli di avanguardia e performance in tutti questi settori ed è Dubai.
L’Emirato, infatti, registra costantemente numeri da capogiro, posizionandosi sempre tra i primi posti di ogni classifica internazionale in tema di economia e sviluppo.
Chiaramente, l’economia in crescita di Dubai poggia su moltissimi fronti: quel che conta è che l’emirato sia in perenne ascesa, implementando quotidianamente le sue potenzialità.
Lo hanno capito bene le migliaia di investitori che ogni anno investono a Dubai.
L’emirato, infatti, è la meta più gettonata per gli investimenti di tutto il globo, grazie alla sicurezza finanziaria che lo caratterizza.
Soprattutto gli imprenditori italiani sono i primi a spostarsi a Dubai per dare nuova vita al proprio business.
Se l’Italia cade a pezzi, Dubai è il futuro!


