Confartigianato denuncia: in Italia 28,8 miliardi di tasse in più

Italia Tasse

Le dichiarazioni di Confartigianato rivelano che sull’Italia gravano 28,8 miliardi di tasse in più rispetto a qualsiasi altro Paese dell’Eurozona. Imprese e contribuenti si dicono spaventati dal futuro economico e finanziario che spetta loro.

I dati di Confartigianato sull’aumento della pressione fiscale in Italia

Le imprese e i contribuenti italiani si trovano a dover affrontare un carico fiscale di 28,8 miliardi di euro in più rispetto alla media dell’Eurozona, secondo un rapporto di Confartigianato.

Questo “tax spread” si traduce in un costo aggiuntivo di 488 euro pro capite rispetto alla media europea.

Inoltre, le PMI italiane devono affrontare anche il caro-bollette, con un costo dell’energia elettrica superiore del 35,6% rispetto alla media europea e un costo del gas superiore del 31,7%.

La stretta monetaria e gli alti tassi di interesse hanno portato le piccole imprese a pagare 7,4 miliardi di euro in più di oneri finanziari tra luglio 2022 e luglio 2023.

Il rapporto ha anche evidenziato l’impatto negativo della burocrazia sugli investimenti delle imprese, con una mancata crescita di 16,8 miliardi di euro.

L’Italia si posiziona al terzo posto tra i paesi dell’Unione Europea per la maggiore pressione burocratica sulle imprese, preceduta solo da Romania e Grecia.

Sistema fiscale infernale in Italia: come superarlo

Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, ha sottolineato l’importanza di un sistema fiscale equo e sostenibile per sostenere le micro e piccole imprese italiane, che rappresentano il motore del “made in Italy”.

Ha, inoltre, evidenziato la necessità di un ambiente favorevole all’imprenditorialità e ha riconosciuto gli sforzi vani del governo per riformare il contesto fiscale e burocratico.

Purtroppo, gli interventi che le autorità italiane hanno messo e stanno mettendo in atto per superare queste disastrosa crisi pare non funzionare.

Come salvarsi dalla crisi italiana che avanza? Trasferirsi a Dubai.

Da sempre Dubai è il paradiso fiscale per eccellenza.

Fiscalità a Dubai: perché conviene

Dubai è nota per il suo ambiente favorevole agli affari e per il programma Vision 2021, che mira a fare dell’emirato il principale centro d’affari del mondo.

Una componente importante di questo piano è il nuovo Sistema d’imposta sulle società (CT)che nel corso dell’anno 2022 introdotto e sarà pienamente implementato a partire da giugno 2023.

Dal 1° giugno 2023 Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno introdotto la nuova imposta sulle società denominata “Imposta sulle società” è entrato in vigore. Fino ad allora, la tassazione era azzerata.

Tuttavia, le aliquote dell’imposta sulle società sono due:

  • un’aliquota dello 0% per il reddito imponibile fino a 375.000 AED (circa Euro 90.000)
  • un’aliquota del 9% per il reddito imponibile superiore a 375.000 AED.

Inoltre l’imposta sulle società non si applica a:

  • lo stipendio o il reddito guadagnato attraverso il lavoro personale (la persona fisica sarà però soggetto all’imposta sulle società se il suo reddito deriva da attività intraprese sotto una licenza o un permesso freelance
  • Investimenti in beni immobili da parte di individui a titolo personale, a condizione che l’individuo non sia tenuto ad ottenere una licenza commerciale o un permesso per svolgere tale attività negli EAU
  • Dividendi, plusvalenze e altri redditi derivanti dal possesso di azioni o altri titoli a titolo personale
  • Interessi e altri redditi guadagnati da una persona fisica da depositi bancari o piani di risparmio.

Le Autorità, poi, hanno anche dichiarato che i seguenti importi saranno esenti dall’imposta sulle società:

  • i dividendi e le plusvalenze maturate da un’impresa degli EAU da “partecipazioni qualificate” (cioè, proprietà in una società degli EAU o straniera che soddisfa determinate condizioni da specificare ai sensi della CT Law)
  • transazioni e riorganizzazioni intra-gruppo qualificanti che soddisfano determinate condizioni e requisiti da stabilire ai sensi della CT Law.

Appare evidente, quindi, come l’impatto sulle aziende straniere, ivi comprese quelle italiane, potrà essere assai limitato perché molte hanno sede in zone franche, che rimarranno esenti da tale imposta per molto tempo.

Ecco, dunque, perché investire a Dubai sia il modo migliore per fuggire la soffocante pressione fiscale italiana.

Vuoi avere altre informazioni?

Ultimi Post

Contattami

Daniele Pescara Consultancy è il responso alla richiesta della clientela internazionale più esigente.

Attraverso l’ufficio “One Stop Shop”, l’azienda propone la costituzione di società al 100% di proprietà del cliente e i servizi finanziari annessi.