Negli Emirati Arabi Uniti l’adozione come la conosciamo in Italia non esiste. Eppure nel 2026 chi sceglie di trasferirsi a Dubai con la propria famiglia può accogliere un bambino e dargli una casa, una stabilità e un futuro. Come è possibile? La risposta sta in una riforma recente che pochi conoscono e che cambia tutto.
Adozione internazionale a Dubai: perché qui le regole sono diverse
Chi si informa sull’adozione internazionale a Dubai scopre presto che il sistema giuridico emiratino parte da un presupposto diverso da quello europeo.
La legge islamica non riconosce l’adozione piena, chiamata tabanni, cioè quella che crea un legame di filiazione identico a quello biologico.
Al suo posto esiste la kafala, un istituto di affido e presa in carico del minore.
Chi accoglie il bambino si impegna a crescerlo, educarlo e mantenerlo, ma il minore non prende automaticamente il cognome della famiglia, né acquisisce i diritti successori di un figlio biologico.
C’è poi un altro elemento decisivo: gli Emirati non hanno aderito alla Convenzione dell’Aja del 1993 sull’adozione internazionale.
Tra Emirati e Italia non esiste quindi un canale automatico di riconoscimento reciproco, e ogni caso va costruito con attenzione dal punto di vista legale.
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La svolta del 2026: cosa prevede il decreto legge federale n. 12/2025
Il vero punto di svolta per l’adozione internazionale a Dubai è il decreto legge federale n. 12/2025.
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 novembre 2025 ed è in vigore dalla pubblicazione, quindi si applica già nel 2026.
La norma modifica la legge federale del 2022 sui minori di genitori ignoti e introduce una novità storica: anche gli stranieri residenti e le famiglie non musulmane possono ora presentare domanda di affido.
Fino a poco tempo fa questa possibilità era riservata quasi esclusivamente ai cittadini emiratini.
Il decreto prevede inoltre controlli rigorosi.
Le autorità locali vigilano sul benessere del minore, possono verificarne il percorso scolastico e hanno il potere di revocare l’affido se la famiglia perde i requisiti o viola i propri obblighi.
Allo stesso tempo, la famiglia si impegna a rispettare l’identità documentata e il credo del bambino.
Requisiti per l’adozione internazionale a Dubai: chi può fare domanda
Questi sono i requisiti per adottare a Dubai previsti dalla nuova normativa:
– coppie sposate: entrambi i coniugi devono essere residenti negli Emirati, vivere insieme e avere almeno 25 anni;
– donne single: nubili, divorziate o vedove possono presentare domanda se hanno almeno 30 anni e risiedono negli Emirati;
– fedina penale pulita: nessuna condanna per reati contro l’onore o la fiducia;
– idoneità medica: assenza di malattie infettive o di condizioni psicologiche che possano incidere sul benessere del minore;
– capacità economica: la famiglia deve dimostrare di poter mantenere stabilmente il bambino.
Questi requisiti sono solo il punto di partenza.
Nella pratica, le autorità valutano anche la solidità del progetto familiare e quanto è stabile la permanenza della famiglia negli Emirati.
La procedura passo dopo passo: dalla domanda all’accoglienza
Il percorso dell’adozione internazionale a Dubai richiede metodo e pazienza.
Ad aprile 2026 Dubai ha istituito il Comitato per le Famiglie Affidatarie all’interno della Community Development Authority. Il comitato esamina le domande di affido e coordina gli enti coinvolti.
Queste sono le fasi principali:
– domanda all’autorità competente: a Dubai il riferimento è la Community Development Authority;
– raccolta dei documenti: passaporti, Emirates ID, visto di residenza, certificato di matrimonio legalizzato, certificati medici, prova del reddito e casellario giudiziale;
– valutazione sociale e psicologica: colloqui e visite domiciliari per verificare l’idoneità della famiglia;
– decisione e abbinamento: l’autorità individua il profilo più adatto al minore;
– monitoraggio dopo l’affido: controlli periodici sul benessere del bambino.
Per un cittadino italiano c’è un ulteriore aspetto da non sottovalutare: il riconoscimento in Italia.
L’articolo 36 della Legge 184/1983 consente di riconoscere le adozioni pronunciate all’estero da italiani che vi risiedono da almeno due anni, con il vaglio del Tribunale per i minorenni.
La kafala emiratina, però, non è un’adozione e quindi non produce gli stessi effetti. Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 21108/2013, l’hanno riconosciuta ai fini del ricongiungimento familiare, non come filiazione piena.
Kafala, adozione in Italia e adozione internazionale classica a confronto
Per capire davvero cosa comporta l’adozione internazionale a Dubai, conviene confrontarla con gli altri percorsi possibili.
| Criterio | Kafala negli Emirati | Adozione nazionale in Italia | Adozione internazionale (Convenzione dell’Aja) |
| Legame giuridico | Affido e presa in carico | Filiazione piena | Filiazione piena |
| Cognome del minore | Non automatico | Cognome degli adottanti | Cognome degli adottanti |
| Diritti successori | Solo tramite testamento | Pieni, come un figlio biologico | Pieni, come un figlio biologico |
| Requisiti di età | 25 anni (coppie), 30 anni (single) | Almeno 18 anni di differenza con il minore | Almeno 18 anni di differenza con il minore |
| Single ammessi | Sì, solo donne | No, salvo casi particolari | Sì, dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 33/2025 |
| Autorità competente | Autorità locali emiratine | Tribunale per i minorenni | Tribunale per i minorenni ed ente autorizzato |
| Riconoscimento in Italia | Limitato, valutato caso per caso | Diretto | Tramite la Commissione Adozioni Internazionali |
La differenza più importante salta subito all’occhio: con la kafala la tutela patrimoniale del bambino non è automatica, e va costruita con strumenti giuridici mirati.
Aspetti fiscali e patrimoniali: proteggere davvero il futuro del bambino
Qui si gioca la parte più delicata dell’adozione internazionale a Dubai, quella che molte famiglie scoprono troppo tardi.
Poiché il minore in kafala non eredita per legge, il testamento diventa indispensabile.
Negli Emirati le famiglie non musulmane possono registrare le proprie volontà presso il DIFC Wills Service oppure avvalersi del decreto legge federale n. 41/2022 sullo statuto personale civile dei non musulmani, che riconosce un’ampia libertà testamentaria.
Sul fronte fiscale, nel 2026 gli Emirati continuano a non applicare l’imposta sul reddito delle persone fisiche.
Attenzione però alla residenza fiscale italiana: dopo la riforma dell’articolo 2 del TUIR conta anche il luogo in cui si sviluppano in via principale le relazioni personali e familiari.
Un figlio che studia in Italia, o un coniuge che vi trascorre gran parte dell’anno, possono rimettere in discussione l’iscrizione all’AIRE e la residenza dichiarata.
Per una pianificazione patrimoniale completa, le famiglie possono valutare trust, fondazioni nei centri finanziari DIFC e ADGM e polizze vita a favore del minore.
Sono strumenti efficaci, ma vanno coordinati con la normativa italiana per evitare contestazioni e doppie imposizioni.
Il primo passo per un’adozione internazionale a Dubai sicura
Accogliere un bambino è una delle scelte più belle della vita.
Se hai deciso di trasferirsi a Dubai, però, significa muoversi tra diritto emiratino, diritto italiano e fiscalità internazionale.
Un errore su residenza, testamento o riconoscimento può costare anni e mettere a rischio proprio la tutela che si vuole garantire.
Ogni famiglia ha una storia diversa e merita una strategia su misura.
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