Le tasse italiane soffocano i cittadini onesti che lavorano per sopravvivere e assicurare un futuro ai loro figli. Più lavori, più guadagni? No! In Italia, più lavori, più tasse dovrai pagare! Ecco perché l’Italia è un inferno fiscale dal quale devi scappare in cerca di sollievo impositivo: trasferirsi a Dubai è la scelta operata da tutti gli imprenditori del mondo che vogliono proteggere il frutto del loro lavoro.
Tasse in Italia: chi paga di più?
Conoscere il reddito altrui per scoprire quanto si guadagna è una curiosità molto comune, specialmente per sapere se qualcuno paga meno tasse rispetto a noi.
Tuttavia, i dati riguardanti i redditi sono ovviamente protetti dalla legge sulla privacy.
Sarebbe interessante conoscere almeno i redditi suddivisi per categorie professionali: tuttavia, anche in questo caso, la situazione si complica poiché i dati tratti dalle dichiarazioni dei redditi non sono pubblicati sul sito web del Dipartimento delle Finanze.
Questa scelta è motivata dalla prudenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF): dal momento che i dati a disposizione del Ministero si riferiscono ai settori di attività codificati dall’Ateco, c’è il rischio che le informazioni siano parziali.
L’attività svolta potrebbe avere un’ampiezza maggiore di quella rilevata e potrebbe essere difficile da circoscrivere (ad esempio, potrebbero esserci società di natura diversa o associazioni di professionisti).
Detto ciò, grazie all’approfondimento di Dataroom, è stato possibile ottenere in modo trasparente i redditi medi dichiarati dalle diverse categorie di professionisti e lavoratori autonomi, dai tassisti ai ristoratori, fino ai dentisti.
È importante conoscere questi dati perché, incrociandoli con le ultime dichiarazioni dei redditi Irpef dell’intera popolazione, è possibile comprendere chi paga le tasse in Italia e in quale misura.
Chi paga più tasse in Italia?
Partiamo dall’analisi delle dichiarazioni dei redditi Irpef relative al 2022 (anno fiscale 2021), aggiornate al 26 maggio 2023, e consideriamo coloro che hanno versato almeno 1 euro di tasse: si tratta di 31,3 milioni di italiani che in totale hanno contribuito con 156,9 miliardi di euro.
Nel dettaglio:
- 78,6 miliardi sono stati versati da 17,5 milioni di dipendenti (deducendo le detrazioni fiscali dell’ex bonus Renzi, che ammontano a 14 miliardi);
- 50 miliardi sono stati versati da 10,7 milioni di pensionati;
- 23,3 miliardi da 1,6 milioni di lavoratori autonomi;
- 5 miliardi da 1,5 milioni di individui classificati come “altro”.
Effettuando una proporzione tra le somme versate e il numero di contribuenti, emergono delle correlazioni:
- il 56% dei dipendenti contribuisce al 50% delle tasse;
- il 34% dei pensionati contribuisce al 32%;
- il 5% della categoria “altro” contribuisce al 3%.
L’unica categoria che si discosta da questa proporzione sono i lavoratori autonomi, i quali versano un’imposta maggiore rispetto al loro peso demografico: il 5% di essi contribuisce al 15% delle tasse.
Un risultato che può sorprendere: anche gli ultimi dati del «Rapporto annuale sull’evasione fiscale» firmato dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti mostrano che la propensione a non pagare l’imposta sui redditi delle persone fisiche per il lavoro autonomo e d’impresa è al 68,3% (come si può leggere direttamente dallo stesso documento sul tax gap, a pag. 24).
Vuol dire che ogni 3 euro da pagare ne vengono evasi 2, pari a 32 miliardi di euro l’anno (2019). Dunque, perchè questo accade?
Evasione fiscale in Italia: lavoratori autonomi al 1° posto
Ecco che un dato sorprendente emerge dagli ultimi risultati del “Rapporto annuale sull’evasione fiscale”: la tendenza a evadere l’imposta sul reddito per il lavoro autonomo e d’impresa si attesta al 68,3% (per maggiori dettagli, consultare il documento sul tax gap, pagina 24).
Ciò significa che su ogni 3 euro dovuti, ne vengono evasi 2, per un totale di 32 miliardi di euro all’anno (dati relativi al 2019).
Ma come è possibile tutto ciò?
Effettuando un’analisi più approfondita, emerge che i contribuenti che presentano la dichiarazione dei redditi, ma non effettuano alcun versamento, ammontano a 10,5 milioni.
Ciò è dovuto al fatto che le deduzioni riducono l’importo imponibile, mentre le detrazioni riducono l’imposta stessa.
Se suddividiamo questa categoria per tipologia, osserviamo che il 26,3% sono lavoratori autonomi, il 19% sono dipendenti e il 20,6% sono pensionati.
Dall’Inferno Fiscale italiano al Paradiso fiscale di Dubai
Questi dati, in realtà, non stupiscono.
Chiunque sia in possesso di una partita iva in Italia, conosce bene il peso fiscale che vi è collegato.
Che si tratti di regimi forfettari o di tassazione ordinaria, soggetti o meno alla nuovissima Flat Tax 15%, i lavoratori autonomi faticano ad andare avanti.
I redditi prodotti da attività d’impresa, come quelli dei professionisti, sono sottoposti ad un peso fiscale che inibisce qualsiasi nuovo business e soffoca chi già ne ha aperto uno.
Ecco perché, alcuni lavoratori autonomi scelgono, forzatamente, la strada della sopravvivenza, anche se prevede il non versare quanto dovuto.
Tuttavia, la fatica nel far quadrare i conti non può essere la scusante per scegliere di evadere o eludere il fisco.
La soluzione per pagare meno tasse legalmente è trasferirsi a Dubai.
Per chi è abituato a vivere in un Inferno Fiscale come l’Italia, dove la pressione impositiva è alle stelle, pensare di poter beneficiare di una tassazione agevolata in un altro Paese sembra impossibile, e invece non è così!
Gli Emirati Arabi Uniti hanno da sempre voluto creare un terreno fertile per l’imprenditoria e i professionisti, ottimizzando un sistema funzionale e funzionante, una burocrazia snella e una tassazione praticamente azzerata.
Inoltre, il Governo degli UAE ha sempre supportato la nascita di nuove realtà economiche nel Paese, incentivamendo, così, gli investimenti stranieri da tutto il mondo.
Infatti, in particolare, Dubai si è confermata anche nell’ultimo anno la destinazione più scelta dagli investitori di tutto il pianeta, che decidono di proteggere il proprio patrimonio e di far crescere il proprio business grazie alle opportunità uniche offerte dall’emirato.
Dunque, il modo più sicuro per tenersi stretti i propri denari, guadagnati onestamente con tanti anni di fatica, è aprire un conto corrente a Dubai, presso gli Istituti di Credito del Paese che propongono servizi unici nel loro genere, e costituire una società a Dubai, usufruendo di una tassazione praticamente azzerata e di un sostegno costante da parte delle autorità emiratine.


