Tra gondole, jet privati e yacht da milioni di euro, Jeff Bezos ha celebrato un matrimonio da sogno sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia. Ma mentre il mondo guarda con stupore ai 250 VIP invitati, ai 90 jet atterrati e a un budget nuziale stimato in 50 milioni di euro, in molti si chiedono: come fa Bezos a non pagare le tasse? La risposta è tanto legale quanto sconcertante e ruota attorno a una complessa strategia di pianificazione fiscale internazionale. In questo articolo analizziamo come il fondatore di Amazon riesca a ridurre al minimo il suo carico fiscale, restando nel pieno rispetto della legge.
Pianificazione fiscale: la chiave per pagare (quasi) zero tasse
Mentre la maggior parte dei cittadini versa regolarmente IVA, F24 e anticipi, Jeff Bezos ha pagato tra il 2006 e il 2018 una media dell’1,1% sulla sua crescente ricchezza.
Si tratta di un esempio di pianificazione fiscale avanzata, non di evasione.
Tra plusvalenze non realizzate e deduzioni strategiche, il sistema fiscale americano (e non solo) offre strumenti per ridurre legalmente il peso delle imposte.
In sostanza, Bezos ha potuto festeggiare il suo matrimonio da 50 milioni pagando meno tasse di un barbiere di provincia.
Il ruolo del Single Family Office fondato da Bezos
Nel 2005 Jeff Bezos ha fondato un proprio Single Family Office con sede a Washington e ben 158 dipendenti, guidati da Melinda Lee Wilson (ex Lehman Brothers).
Questo team altamente qualificato ha il compito di ottimizzare la sua struttura fiscale.
Ogni giorno avvocati, commercialisti e fiscalisti lavorano per far sì che Bezos non paghi più del dovuto, sfruttando al massimo le normative nazionali e internazionali.
È la dimostrazione che, se ben strutturata, la pianificazione fiscale può diventare una potente leva di protezione del patrimonio.
Le tre strategie fiscali di Bezos
Bezos utilizza tre strumenti principali per abbattere legalmente le sue imposte:
- il primo è il differimento delle tasse sulle plusvalenze non realizzate: finché non vende le sue azioni, non deve versare tasse su quelle plusvalenze;
- il secondo è l’uso di deduzioni e ammortamenti anticipati tramite investimenti sostenibili e veicoli societari;
- il terzo, e più discusso, è l’impiego di strutture offshore tra Singapore, Hong Kong, Bermuda e gli Emirati Arabi Uniti, dove sposta proprietà intellettuali e incassi da royalties, evitando la tassazione immediata.
Il modello offshore: la “Bermuda Black Hole”
Il cosiddetto “Bermuda Black Hole” è la strategia più sofisticata adottata da Bezos.
Attraverso una catena di società estere, il fondatore di Amazon trasferisce asset e utili tra diverse giurisdizioni con bassa trasparenza finanziaria.
Le royalties generate da proprietà intellettuali finiscono in conti offshore non soggetti a tassazione, ma utilizzabili come prestiti interni.
Tutto ciò è perfettamente legale grazie a una normativa fiscale internazionale frammentata e permissiva, che solo chi ha accesso a professionisti di alto livello può realmente sfruttare.
Un sistema legale, ma (forse) inaccettabile
Il caso Bezos dimostra che non è necessario evadere le tasse per ridurle drasticamente.
Il problema, semmai, è un sistema che permette ai miliardari di evitare legalmente il fisco, mentre imprese, lavoratori e liberi professionisti italiani continuano a essere tartassati.
L’indignazione per un matrimonio da 50 milioni è forse meno rilevante rispetto al fatto che tutto ciò sia consentito.
E se queste strategie sono legali, forse è il momento di chiedersi: perché i nostri commercialisti non ci offrono lo stesso tipo di pianificazione fiscale?
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