Come aprire un franchising a Dubai: guida completa passo dopo passo

Aprire un franchising a Dubai rappresenta oggi una delle opportunità più interessanti per gli imprenditori che desiderano espandere il proprio business in un mercato dinamico, fiscalmente vantaggioso e in forte crescita.
Come aprire un franchising a Dubai - guida completa passo dopo passo

Aprire un franchising a Dubai nel 2026 è una delle mosse più intelligenti che un imprenditore italiano possa fare oggi. Zero tasse sul reddito personale, mercato in crescita e un quadro normativo finalmente maturo: gli Emirati Arabi Uniti offrono condizioni che in Europa non esistono. Che tu voglia aprire una società a Dubai da zero o portare un brand già collaudato, questa guida ti spiega come farlo davvero, passo dopo passo. 

Dubai e il Franchising: un mercato da quasi 4 Miliardi di dollari

Il settore del franchising negli Emirati Arabi Uniti ha raggiunto nel 2025 un valore stimato di 3,9 miliardi di dollari, con una crescita annua tra il 7% e il 9% secondo i dati del Dubai Department of Economy and Tourism. 

Le previsioni per il 2026 confermano questa traiettoria, trainata da una popolazione residente di oltre 3,7 milioni di persone, di cui circa il 92% sono espatriati con alto potere d’acquisto.

Il mercato premia soprattutto tre aree: il food & beverage (da solo il 45% di tutti i contratti attivi), il retail e il wellness. 

A sostenere la domanda c’è un turismo che nel 2025 ha superato i 18 milioni di visitatori internazionali

In questo contesto, un franchising con un brand riconoscibile parte già con un vantaggio competitivo enorme.

La normativa di riferimento è la UAE Commercial Franchise Law (Federal Law No. 51 del 2023), pienamente operativa nel 2026, che ha introdotto finalmente una disciplina organica del contratto di franchising, tutelando sia il franchisor che il franchisee in modo chiaro e trasparente.

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Mainland, Free Zone o Offshore? Scegliere bene cambia tutto

Uno degli errori più frequenti tra gli imprenditori italiani che vogliono aprire un franchising a Dubai è scegliere la struttura societaria sbagliata. 

Le opzioni principali sono tre e non si equivalgono.

– Mainland: è la scelta più adatta per chi vuole operare concretamente sul territorio. Permette di aprire in qualsiasi zona di Dubai, firmare contratti di franchising locali e sponsorizzare i visti dei dipendenti. Dal 2021, grazie alla riforma della Companies Law, un imprenditore straniero può detenere il 100% della società senza bisogno di un socio emiratino, con costi di setup tra AED 15.000 e AED 40.000;

– Free Zone: attraggono per i costi iniziali più bassi, tra AED 8.000 e AED 25.000, ma l’operatività è circoscritta alla zona franca. Per un franchising retail o di ristorazione a Dubai, questo limite è quasi sempre un problema concreto che incide sui margini;

– Offshore: adatta esclusivamente a holding o strutture di detenzione patrimoniale. Non consente di operare direttamente a Dubai ed è del tutto irrilevante per chi vuole aprire un franchising attivo negli Emirati Arabi.

La scelta della struttura giuridica è la prima decisione che prendi e spesso la più costosa se sbagliata: meglio farla con chi conosce il mercato. 

I 7 passi per aprire il tuo Franchising a Dubai

Aprire un franchising a Dubai richiede metodo: ecco i passaggi fondamentali da seguire nell’ordine giusto. 

1. Scegliere il brand e negoziare il contratto. La Federal Law No. 51/2023 obbliga il franchisor a consegnare un Franchise Disclosure Document (FDD) almeno 14 giorni prima della firma, con tutti i dettagli su royalties (in media tra il 4% e il 10% del fatturato lordo), durata e territorio esclusivo.

2. Definire la struttura societaria. Come spiegato sopra, per un franchising attivo la scelta ricade quasi sempre su una LLC Mainland.

3. Registrare la società presso il DED (Department of Economy and Tourism). Nel 2026 i tempi per ottenere la trade licence sono scesi mediamente a 3 o 5 giorni lavorativi.

4. Registrare il contratto di franchising. Senza registrazione ufficiale il contratto non è opponibile a terzi: un passaggio breve ma indispensabile.

5. Ottenere le licenze settoriali. Un ristorante richiede il Food Safety Certificate del Dubai Municipality, una palestra l’approvazione del Dubai Sports Council, una clinica estetica il permesso del Dubai Health Authority. Ogni settore ha la sua filiera e non va sottovalutata.

6. Aprire il conto bancario aziendale. La compliance bancaria agli Emirati nel 2026 è stringente: alcune banche richiedono depositi iniziali tra AED 50.000 e AED 100.000. Emirates NBD, Mashreq e RAKBANK sono tra le opzioni più accessibili per chi arriva dall’estero.

7. Assumere personale e ottenere i visti. Ogni dipendente necessita di un employment visa sponsorizzato dalla società, con un costo tra AED 3.500 e AED 5.000 a persona, inclusi medical test ed Emirates ID.

Seguire questi sette passi nell’ordine corretto significa risparmiare tempo, denaro e qualche mal di testa: saltarne anche uno solo può costare mesi di ritardo. 

Quanto costa davvero aprire un Franchising a Dubai nel 2026

La domanda che tutti fanno è: quanto ci vuole per partire? Per un franchising di medie dimensioni con LLC Mainland, affitto del locale e 3 o 4 dipendenti, il costo totale di setup si colloca tra AED 150.000 e AED 350.000, equivalenti a circa 37.000 e 87.000 euro

A questo si aggiunge la franchise fee iniziale, che per i brand internazionali può variare da AED 30.000 a oltre AED 200.000.

Sul fronte fiscale, il quadro è favorevole: la Corporate Tax è al 9% ma si applica solo sugli utili netti superiori a AED 375.000 (circa 93.000 euro). 

Al di sotto di quella soglia, l’aliquota è zero. L’IVA è al 5%, mentre non esiste alcuna tassa sul reddito personale né ritenuta sui dividendi: un vantaggio strutturale che per un imprenditore italiano fa una differenza enorme.

Sull’affitto incide molto la localizzazione: nelle zone prime come Dubai Mall, JBR o Business Bay si superano facilmente i AED 500 al metro quadro annuo, mentre in zone emergenti come Al Quoz o Dubai South si scende anche sotto AED 150 al metro quadro, con opportunità concrete per chi vuole testare il mercato prima di espandersi.

I settori dove vale davvero la pena investire

Non tutti i settori si comportano allo stesso modo a Dubai. 

Ecco una panoramica dei più profittevoli per chi vuole aprire un franchising negli Emirati Arabi nel 2026.

SettorePotenzialePerché funziona a Dubai
Food & BeverageROI tra 20% e 35% annuoAlta densità turistica, cultura del fuori casa, domanda costante
Fitness & WellnessMercato da 1,2 miliardi di dollari (2025)Popolazione giovane, benestante e attenta alla salute
Beauty & Cura della personaSpesa pro capite oltre 500 dollari/annoTra i mercati mondiali con la spesa beauty più alta
Educazione privataContratti pluriennali, revenue ricorrentiComunità espatriata numerosa che investe molto sui figli
Automotive CareDomanda strutturalmente altaParco auto tra i più pregiati al mondo, cultura del detailing

Scegliere il settore giusto è tanto importante quanto scegliere il brand giusto: a Dubai vince chi intercetta una domanda reale con un’offerta riconoscibile.

Perché affidarsi a un consulente specializzato fa la differenza

Gli errori che costano di più non sono quelli burocratici, sono quelli strategici. 

Scegliere la Free Zone invece del Mainland per risparmiare qualcosa in fase di setup, e poi scoprire che non si può operare liberamente sul territorio. 

Firmare un contratto di franchising senza leggere le clausole di uscita o quelle sull’esclusività territoriale. 

Sottovalutare quanto contano le relazioni personali in una città dove la fiducia si costruisce faccia a faccia e non via email è un errore che si vede spesso e che si paga caro. 

Daniele Pescara Consultancy è il punto di riferimento per gli imprenditori italiani che vogliono aprire una società o un franchising a Dubai con metodo e senza brutte sorprese. 

Dal primo confronto alla scelta del brand, dalla costituzione societaria all’apertura del conto bancario fino all’operatività completa, ogni fase viene gestita con competenza diretta sul mercato emiratino e una rete di professionisti locali già collaudata.

FAQ

Sì, dal 2021 la riforma della Companies Law ha eliminato l’obbligo del socio locale emiratino per la maggior parte delle attività commerciali. 

Un imprenditore italiano può quindi costituire una LLC Mainland detenendo l’intera quota societaria. 

Fanno eccezione alcune categorie strategiche riservate ai cittadini emiratini, come difesa, servizi petroliferi e alcune attività governative.

Nel 2026 i tempi si sono ridotti sensibilmente: per una LLC Mainland la trade licence viene rilasciata dal DED in media in 3 e 5 giorni lavorativi per le pratiche standard.
I tempi si allungano se l’attività richiede licenze settoriali aggiuntive, come quelle del Dubai Health Authority o del Dubai Municipality.
Con tutta la documentazione in ordine, è possibile essere operativi in meno di tre settimane.

La Corporate Tax introdotta agli Emirati è al 9%, ma si applica esclusivamente sugli utili netti superiori a AED 375.000, equivalenti a circa 93.000 euro. 

Al di sotto di questa soglia l’aliquota è zero. Non esistono tasse sul reddito personale né ritenute sui dividendi distribuiti al socio straniero.

Non è obbligatorio risiedere stabilmente a Dubai, ma è fortemente consigliato nella fase iniziale per costruire relazioni commerciali e supervisionare l’avvio delle operazioni. 

Il titolare può richiedere un investor visa della durata di 3 anni, rinnovabile, che consente di risiedere legalmente negli Emirati. 

Molti imprenditori italiani scelgono di trasferirsi definitivamente, anche per i vantaggi fiscali sulla residenza personale.

Non esiste un capitale minimo universale: dipende dal settore, dalla struttura societaria scelta e dai requisiti del franchisor. 

Per una LLC Mainland il capitale sociale può essere anche simbolico in molti settori, ma il costo totale di avvio, inclusi licenze, affitto e visti, si colloca mediamente tra AED 150.000 e AED 350.000. 

A questo va aggiunta la franchise fee iniziale, che per i brand internazionali può superare AED 200.000.

Sì, è la prima legge organica sul franchising negli Emirati Arabi e rappresenta un passo avanti significativo rispetto al passato. 

Obbliga il franchisor a fornire un Franchise Disclosure Document almeno 14 giorni prima della firma e stabilisce diritti chiari per entrambe le parti in caso di rinnovo, cessione o risoluzione del contratto. 

Resta comunque fondamentale fare analizzare il contratto da un legale specializzato prima di firmare.

Il food & beverage si conferma il settore con il maggior numero di aperture e i ritorni sull’investimento più elevati, spesso tra il 20% e il 35% annuo una volta a regime. 

Crescono molto anche fitness, wellness e beauty, sostenuti da una popolazione giovane e con alto potere d’acquisto. 

La scelta del settore va però sempre valutata in base al budget disponibile, all’esperienza dell’imprenditore e alla domanda specifica della zona in cui si intende operare.

Per un franchising attivo sul territorio, come un ristorante, un negozio o una palestra, il Mainland è quasi sempre la scelta corretta. 

Le Free Zone offrono costi di setup più bassi ma limitano l’operatività alla zona franca, rendendo necessari accordi con distributori locali che spesso riducono i margini in modo significativo. 

La Free Zone può avere senso solo per attività di import/export o per strutture holding senza operatività diretta sul mercato emiratino.

Daniele Pescara
CEO & Founder Daniele Pescara Consultancy | Presidente FenImprese Dubai
Esperto in protezione patrimoniale, fiscalità e internazionalizzazione a Dubai; Master Partner nel Network de Il Sole 24 Ore, Forbes Professionals 2025 e 2026, menzionato da Forbes, Italpress, Il Sole 24 Ore e Gulf News.
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