BankItalia, Dazi USA, cripto e stagnazione sono i rischi per l’economia italiana, mentre non incidono sull’economia degli Emirati Arabi

Il primo Rapporto sulla stabilità finanziaria 2025 della Banca d’Italia conferma un quadro di rischio crescente per l’economia italiana: tra le minacce principali emergono l’escalation dei dazi USA, l’instabilità legata al mercato delle criptoattività e la persistente stagnazione della domanda interna. In questo scenario fragile, mentre famiglie, imprese e investitori adottano strategie sempre più caute, spicca il contrasto con la crescita stabile degli Emirati Arabi Uniti, dove il contesto economico e regolatorio continua ad attrarre aziende da tutto il mondo. In tempi di incertezza, molte realtà italiane guardano a Est: aprire una società a Dubai è oggi una soluzione concreta per aggirare i limiti strutturali dell’economia italiana e fare impresa in un ambiente più competitivo, snello e proiettato al futuro.
Dazi USA

Il primo Rapporto sulla stabilità finanziaria 2025 della Banca d’Italia conferma un quadro di rischio crescente per l’economia italiana: tra le minacce principali emergono l’escalation dei dazi USA, l’instabilità legata al mercato delle criptoattività e la persistente stagnazione della domanda interna. In questo scenario fragile, mentre famiglie, imprese e investitori adottano strategie sempre più caute, spicca il contrasto con la crescita stabile degli Emirati Arabi Uniti, dove il contesto economico e regolatorio continua ad attrarre aziende da tutto il mondo. In tempi di incertezza, molte realtà italiane guardano a Est: aprire una società a Dubai è oggi una soluzione concreta per aggirare i limiti strutturali dell’economia italiana e fare impresa in un ambiente più competitivo, snello e proiettato al futuro.

Dazi americani e mercati globali: Italia più vulnerabile che mai

Il 2 aprile 2025, l’annuncio della nuova ondata di dazi sulle importazioni da parte degli Stati Uniti ha generato uno shock immediato nei mercati internazionali.

Secondo Banca d’Italia, i settori italiani più esposti, come automotive, meccanica di precisione ed elettronica, rischiano contrazioni pesanti.

L’Italia, ancora fortemente dipendente dall’export verso gli USA, potrebbe pagare un prezzo alto.

Le PMI, che costituiscono l’ossatura del nostro sistema produttivo, sono le più esposte.

In questo contesto, fare impresa a Dubai diventa una strategia utile per spostare il baricentro produttivo e commerciale in un’area non soggetta alle tensioni protezionistiche occidentali e più vicina ai mercati emergenti.

Criptoattività: un nuovo rischio sistemico

Il secondo grande rischio messo in luce da Bankitalia è quello legato alla crescita esponenziale delle criptovalute e in particolare delle stablecoins.

Nel primo trimestre del 2025, il mercato globale delle cripto ha superato i 2.750 miliardi di dollari, con il 60% concentrato in Bitcoin.

La progressiva integrazione delle cripto con il sistema finanziario tradizionale, soprattutto negli USA, potrebbe generare crisi di liquidità o instabilità nei mercati obbligazionari in caso di crisi di fiducia.

In Europa, la regolamentazione MiCAR cerca di mettere un argine, ma il sistema rimane vulnerabile.

Al contrario, gli Emirati Arabi Uniti stanno costruendo un ecosistema crypto regolamentato, con sandbox normativi e partnership pubblico-private, rendendo Dubai un polo sicuro anche per il fintech.

Un’opportunità per le startup italiane del settore che vogliono crescere senza esporsi a rischi e incertezze.

Stagnazione e debito: i limiti strutturali dell’economia italiana

La crescita italiana rimane debole: nel 2024 il PIL è aumentato solo dello 0,7% e le previsioni per il 2025 indicano un modesto +0,6%.

Nonostante l’inflazione contenuta e un mercato del lavoro relativamente stabile, il nodo cruciale resta l’elevato debito pubblico, salito al 135,3% del PIL e destinato ad aumentare.

Inoltre, il credito al consumo ha raggiunto nuovi massimi, mentre la redditività delle imprese inizia a mostrare segnali di cedimento, specialmente nei settori legati all’export.

Tutto questo scoraggia gli investimenti interni e rafforza l’idea che aprire una società a Dubai non sia una fuga, ma una scelta strategica per chi vuole operare in un ambiente con regole più semplici, imposte più basse e infrastrutture all’avanguardia.

Sistema bancario sotto pressione: rischio contagio dai dazi USA

Uno degli aspetti meno discussi, ma potenzialmente più critici, riguarda il rischio sistemico per le banche italiane.

Banca d’Italia sottolinea come i settori più colpiti dai dazi USA siano anche quelli con maggiore esposizione bancaria.

In Italia, Germania e Francia, il credito alle imprese di questi settori rappresenta tra il 15% e il 20% del totale.

In caso di contrazione dell’export, la qualità del credito potrebbe deteriorarsi, con effetti a catena sul sistema finanziario.

In parallelo, le banche degli Emirati, fortemente capitalizzate e meno esposte alle turbolenze globali, continuano ad attrarre investimenti.

Anche da questo punto di vista, fare impresa a Dubai oggi significa accedere a un sistema finanziario più stabile, reattivo e aperto all’innovazione.

L’alternativa esiste, e si chiama Dubai

Lo scenario economico globale nel 2025 è più incerto che mai, e l’Italia, nonostante qualche segnale positivo, resta intrappolata tra crescita debole, debito elevato e rischio protezionismo.

Dubai, al contrario, si conferma come un ecosistema economico resiliente, sostenuto da politiche pro-business, fiscalità agevolata, apertura all’innovazione e una posizione geografica strategica.

In questo contesto, aprire una società a Dubai è una scelta concreta per chi vuole proteggere il proprio business, diversificare i mercati e operare in un ambiente pensato per crescere.

Quando l’instabilità globale diventa la norma, avere un punto fermo è ciò che distingue le aziende che sopravvivono da quelle che prosperano: quel punto, oggi, si chiama Dubai.

Daniele Pescara
CEO & Founder Daniele Pescara Consultancy | Presidente FenImprese Dubai
Esperto in protezione patrimoniale, fiscalità e internazionalizzazione a Dubai; Master Partner nel Network de Il Sole 24 Ore, Forbes Professionals 2025 e 2026, menzionato da Forbes, Italpress, Il Sole 24 Ore e Gulf News.
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