L’ultima Congiuntura Flash del Centro Studi di Confindustria è chiara: l’economia italiana sta rallentando la sua crescita, a causa dei tassi elevati. Le banche centrali stanno alzando i tassi ai massimi, il che sta frenando il credito perché troppo costoso. In Italia, l’industria è debole, le costruzioni sono in calo, i consumi incerti, l’export di beni è in riduzione e gli investimenti sono frenati. Secondo i previsori, nel 2024 l’Italia continuerà la sua recessione.
Economia in Italia: il report di Confindustria di luglio 2023
Da pochissimi giorni il Centro Studi di Confindustria ha pubblicato la sua più recente Congiuntura Flash, ovvero il report frutto del continuo controllo e delle analisi circa le condizioni dell’economia italiana per individuare e proporre le misure di politica economica più appropriate per favorire una maggiore crescita economica.
L’area tematica di Confindustria monitora gli andamenti a breve termine del PIL, delle esportazioni, della produzione industriale, dell’occupazione, del credito e delle finanze pubbliche in Italia, anche attraverso l’utilizzo di indagini statistiche e la creazione di indicatori congiunturali.
Inoltre, il Centro Studi elabora uno scenario previsionale per l’economia italiana a medio termine. Così, l’analisi congiunturale viene pubblicata mensilmente nella Congiuntura Flash e, in questo contesto, si tratta del documento uscito in questi giorni, datato luglio 2023.
Economia italiana a ribasso: tutti i numeri
L’economia italiana ha avuto una dinamica del PIL molto debole nel 2° trimestre 2023, quasi ferma, come sintesi della flessione di industria e costruzioni.
Le attese per il 3° trimestre sono ugualmente negative.
Vediamo nel dettaglio quali sono i numeri allarmanti dell’economia italiana:
– l’inflazione scesa solo in parte ha indotto la BCE a rialzare ancora i tassi (+4,25%), peggiorando le condizioni creditizie;
– il traino estero all’export di beni si è arrestato;
– il prezzo del gas poco sopra i minimi (32€/mwh) che ha infine riportato i prezzi energetici al consumo su ritmi moderati (+2,1%) rispetto ai livelli spaventosi che avevano raggiunto, assestandosi, dunque, attorno a numeri che rimangono comunque preoccupanti;
– una dinamica alta resta sui prezzi alimentari (+10,7% da un picco di 12,9%).
Problemi economici in Italia: i settori in crisi
Le imprese italiane stanno subendo un continuo aumento del costo del credito (4,81% a maggio).
Questo sta riducendo lo stock di credito bancario (-2,9% annuo a maggio).
Le indagini Istat e Banca d’Italia mostrano:
- un irrigidimento dei criteri di offerta (costi, ammontare, scadenze, garanzie);
- una domanda frenata dal costo eccessivo;
- una quota significativa di imprese che non ottiene credito (6,0%), soprattutto perché rinuncia per le condizioni onerose (56,3%).
La produzione da inizio anno si è contratta molto (-1,9%; la manifattura -2,4%, con i mezzi di trasporto in controtendenza, +3,0%). Deboli le prospettive: a giugno il PMI manifatturiero ha continuato a ridursi indicando forte calo (43,8 da 45,9) e RTT segnala flessione del fatturato; a luglio la fiducia delle imprese prosegue la caduta.
Le costruzioni non stanno più trainando l’industria (30% di beni manifatturieri tra i consumi dell’edilizia). L’attività nel settore ha registrato il secondo calo consecutivo a maggio (-0,7%), con un -4,3% da inizio anno. RTT segnala a giugno un altro forte calo del fatturato.
La produzione di beni strumentali è in calo nei primi 5 mesi del 2023 (-2,6%).
I dati qualitativi suggeriscono che nel 2° trimestre le condizioni per investire si sono deteriorate (saldo a -20,4 da -18,1), mentre le attese delle imprese sulla spesa per investimenti nei prossimi 6 mesi sono migliorate ma restano basse (20,4 da 14,9; indagine Banca d’Italia): pesa il credito più caro e difficile.
L’ICC traccia una riduzione della spesa nel 2° trimestre (-0,6% annuo), e a luglio c’è stata una frenata della fiducia nei consumatori.
Lasciare l’Italia in crisi economica: trasferirsi a Dubai
Vivere in Italia oggi significa rimanere incastrati in un sistema malato.
Vivere in Italia oggi significa fare i conti con una costante recessione.
Vivere in Italia oggi per chi vuole dar vita o far crescere il proprio business non ha più senso.
L’unica soluzione per salvarsi dal declino italiano è trasferirsi a Dubai.
Perché proprio nell’emirato?
Dubai mantiene la sua posizione di primo piano globale come attrattore di aziende e capitale investito in diversi ambiti.
La metropoli vanta una solida reputazione come polo finanziario mondiale, ospitando una pluralità di istituti finanziari e banche di portata internazionale.
L’Agenda Economica D33 di Dubai ha l’obiettivo di rafforzare ulteriormente tali pilastri fondamentali, oltre che di rendere l’economia dell’emirato più diversificata.
La città è determinata a sviluppare nuovi ambiti industriali, tra cui le energie rinnovabili, la tecnologia e l’innovazione, allo scopo di sostenere nel lungo termine l’impulso economico della regione.
L’incremento del PIL di Dubai nel primo trimestre del 2023 supera notevolmente quello di molti dei paesi industrializzati.
Secondo le statistiche dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), i paesi appartenenti all’OCSE hanno registrato una crescita stagionalmente adeguata dell’1,6% nei primi tre mesi dell’anno.
Nello stesso periodo, l’Unione Europea ha avuto una crescita dell’1,1%, mentre l’economia statunitense ha segnato un incremento dell’1,8%.
Dubai è caratterizzata da un’architettura economica dinamica e variata in cui l’interconnessione tra settori differenti produce una crescita sinergica.
L’attività di commercio all’ingrosso e al dettaglio ha continuato a rappresentare il contributo più significativo all’economia, contribuendo per il 22,9% al PIL, seguita dal settore dei trasporti con il 14,1%.
Investire a Dubai: la scelta dei migliori imprenditori a livello globale
L’Ente per i Dati e le Statistiche di Dubai, sotto l’egida dell’Autorità Digitale di Dubai, ha pubblicato dati che illustrano il considerevole progresso economico raggiunto dall’emirato.
Il successo economico di Dubai è stato reso possibile grazie alla stretta interazione tra il settore pubblico e privato.
Il governo di Dubai ha adottato politiche economiche che riflettono la visione dei suoi dirigenti, volendo trasformare Dubai in un centro di riferimento globale per imprese e investimenti in tutti i settori.
La città sta progressivamente attirando investimenti esteri grazie alla sua reputazione quale polo finanziario globale e alla sua posizione strategica quale crocevia internazionale di trasporti aerei e marittimi.
Dubai, inoltre, offre un ambiente propizio agli affari grazie alla sua normativa agevole per le imprese e alla sua infrastruttura digitale all’avanguardia.
Chi resta in Italia è destinato a fallire con lei.
Trasferirsi a Dubai è l’unica soluzione per salvare se stessi, le proprie famiglie e la propria attività.


