Hai un conto bancario a Dubai o stai pensando di aprire società a Dubai? Allora c’è una sigla che non puoi ignorare: IVAFE. Capire cos’è la dichiarazione IVAFE Dubai è il primo passo per evitare sanzioni che nel 2026 arrivano fino al 30% del valore non dichiarato.
Dichiarazione IVAFE Dubai: cos’è e quadro normativo di riferimento nel 2026
La dichiarazione IVAFE Dubai è l’adempimento fiscale con cui i residenti in Italia comunicano al Fisco italiano le attività finanziarie detenute negli Emirati Arabi Uniti e versano la relativa imposta patrimoniale.
L’acronimo IVAFE sta per Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’Estero ed è stata istituita dall’art. 19 del D.L. n. 201/2011 (il famoso “Decreto Salva-Italia”).
Il principio è semplice: chi vive fiscalmente in Italia paga le imposte patrimoniali sui suoi asset, ovunque si trovino nel mondo.
Così come sui conti italiani si paga l’imposta di bollo, sui conti esteri si paga l’IVAFE.
La dichiarazione IVAFE Dubai è quindi il “gemello fiscale” del bollo italiano, applicato però ai patrimoni custoditi negli EAU.
Nel 2026 il quadro normativo è particolarmente attento agli Emirati Arabi Uniti perché, nonostante l’introduzione della Corporate Tax federale al 9% e l’uscita dalle principali liste UE di giurisdizioni non cooperative, Dubai continua a essere percepita come una piazza finanziaria strategica e quindi monitorata dall’Agenzia delle Entrate italiana.
La compilazione della dichiarazione IVAFE Dubai avviene all’interno del quadro RW del Modello Redditi PF 2026 (oppure del nuovo quadro W del modello 730/2026).

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Chi è obbligato a presentare la dichiarazione IVAFE Dubai al Fisco italiano
Non tutti coloro che hanno un legame con Dubai devono presentare la dichiarazione IVAFE Dubai.
L’obbligo scatta solo per chi è fiscalmente residente in Italia ai sensi dell’art. 2 del TUIR.
Vediamo nel dettaglio i soggetti coinvolti:
– persone fisiche residenti in Italia che detengono conti correnti, libretti di risparmio, dossier titoli, polizze assicurative o altri prodotti finanziari presso istituti situati a Dubai o negli altri Emirati;
– soggetti delegati a operare su conti emiratini intestati ad altri (anche senza esserne titolari): basta avere la firma o il potere dispositivo per far scattare l’obbligo di monitoraggio;
– società semplici ed enti non commerciali residenti in Italia con attività finanziarie negli EAU;
– titolari effettivi ai sensi del D.Lgs. 231/2007 di strutture interposte (trust, fondazioni, società offshore) che custodiscono asset a Dubai;
– cittadini italiani trasferiti a Dubai ma non iscritti all’AIRE: per il Fisco continuano a essere residenti in Italia e devono presentare la dichiarazione IVAFE Dubai;
– lavoratori frontalieri e dipendenti in trasferta che mantengono conti operativi negli Emirati pur conservando la residenza fiscale italiana.
Sono invece esonerati i soggetti iscritti all’AIRE che hanno effettivamente trasferito la residenza fiscale a Dubai (situazione che però l’Agenzia delle Entrate verifica con sempre maggior rigore nel 2026, valutando il centro degli interessi vitali, la dimora abituale e i legami economici e familiari).
Come si calcola l’IVAFE su conti correnti e attività finanziarie detenute a Dubai
Il cuore della dichiarazione IVAFE Dubai è il calcolo dell’imposta.
La normativa italiana distingue tra due grandi categorie di asset, ciascuna con regole di calcolo specifiche, e prevede un’aliquota maggiorata per le attività detenute in Paesi a fiscalità privilegiata.
Secondo l’interpretazione prudenziale prevalente, gli Emirati Arabi Uniti rientrano ancora in questa categoria ai fini del DM 21/11/2001 (con l’eccezione del settore petrolifero e petrolchimico), motivo per cui la prassi consolidata applica l’aliquota maggiorata dello 0,40% sulle attività finanziarie detenute a Dubai.
Ecco la tabella comparativa aggiornata al 2026:
| Tipologia di attività finanziaria a Dubai | Base imponibile | Aliquota / Imposta 2026 | Soglia minima |
| Conto corrente bancario (persona fisica) | Importo fisso annuale | € 34,20 fissi | Giacenza media > € 5.000 |
| Conto corrente bancario (società ed enti) | Importo fisso annuale | € 100 fissi | Giacenza media > € 5.000 |
| Dossier titoli, azioni, obbligazioni, fondi | Valore di mercato al 31/12 (o valore nominale) | 0,40% (aliquota maggiorata Paesi black list) | Nessuna soglia |
| Polizze assicurative a contenuto finanziario | Valore di riscatto al 31/12 | 0,40% | Nessuna soglia |
| Cripto-attività detenute su exchange UAE | Valore al 31/12 | 0,20% (Imposta sulle Cripto-attività) | Nessuna soglia |
| Monitoraggio quadro RW (obbligo separato) | Valore massimo nell’anno | Nessuna imposta, solo dichiarazione | Valore massimo > € 15.000 |
L’imposta è dovuta proporzionalmente ai giorni di possesso e alla quota di titolarità: se possiedi un conto a Dubai cointestato al 50% con tuo fratello per 6 mesi, l’IVAFE va parametrata di conseguenza.
Quando si presenta la dichiarazione IVAFE Dubai: scadenze e modalità nel 2026
Una delle domande più frequenti di chi possiede asset negli Emirati è: “Ma quando devo effettivamente presentare la dichiarazione IVAFE Dubai?”.
La risposta è più semplice di quanto sembri, ma richiede attenzione alle date, perché perdere una scadenza significa attivare interessi e sanzioni che si sommano in fretta.
La dichiarazione IVAFE Dubai non è un modulo separato.
Si compila all’interno della tua dichiarazione dei redditi annuale, nella sezione dedicata alle attività detenute all’estero.
In pratica, quando dichiari quanto hai guadagnato in Italia, dichiari anche cosa possiedi a Dubai.
Le scadenze chiave per il 2026 sono tre, ed è utile segnarle subito in agenda: 30 giugno 2026 per il saldo IVAFE relativo al 2025 e il primo acconto, 30 novembre 2026 per il secondo acconto, 2 novembre 2026 come ultima data utile per la trasmissione telematica della dichiarazione dei redditi. Il pagamento si effettua con il classico modello F24, lo stesso che usi per le altre imposte.
Un consiglio pratico: la dichiarazione IVAFE Dubai richiede informazioni molto precise sui tuoi conti emiratini, come saldo iniziale, saldo finale, giacenza media e percentuale di possesso.
Procurati gli estratti conto ufficiali della tua banca a Dubai prima di iniziare la compilazione: ricostruire i dati all’ultimo momento è la causa principale degli errori che attivano le temute lettere di compliance dell’Agenzia delle Entrate.
Sanzioni 2026 per omessa o infedele dichiarazione IVAFE Dubai
Qui le cose si fanno serie. Le sanzioni per l’omessa dichiarazione IVAFE Dubai sono particolarmente pesanti perché gli EAU continuano a essere classificati come Paese a fiscalità privilegiata ai fini del monitoraggio fiscale italiano.
Vediamo cosa rischi nel 2026:
– omessa compilazione del quadro RW per attività detenute a Dubai: sanzione amministrativa dal 6% al 30% del valore non dichiarato (sanzione raddoppiata rispetto al 3-15% previsto per i Paesi white list, ai sensi dell’art. 5, comma 2, del D.L. 167/1990);
– omessa liquidazione dell’IVAFE: sanzione dal 90% al 180% dell’imposta non versata, con applicazione delle regole sulla dichiarazione infedele (art. 1, comma 2, D.Lgs. 471/1997);
– termini di accertamento raddoppiati: per le attività in Paesi black list come gli EAU, l’Agenzia delle Entrate può accertare fino a 10-14 anni dopo rispetto ai 5 anni ordinari (art. 12 D.L. 78/2009);
– presunzione legale di evasione: i capitali non dichiarati a Dubai si presumono, salvo prova contraria, costituiti con redditi sottratti a tassazione in Italia, con conseguente accertamento sui redditi sottostanti;
– sanzioni cumulative: le violazioni si calcolano anno per anno, quindi 5 anni di omissione possono trasformarsi in sanzioni quintuplicate;
– ravvedimento operoso: è possibile sanare spontaneamente la posizione con sanzioni ridotte fino a 1/9 del minimo se ci si attiva entro 90 giorni dalla scadenza.
Una dichiarazione IVAFE Dubai omessa per cinque anni su un patrimonio di 200.000 euro può quindi trasformarsi in sanzioni potenziali superiori a 100.000 euro, oltre alle imposte dovute e agli interessi.
Come ottimizzare la dichiarazione IVAFE Dubai ed evitare contestazioni del Fisco
Affrontare la dichiarazione IVAFE Dubai non significa solo compilare un modulo, ma costruire una posizione fiscale solida e difendibile in caso di controlli.
Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate incrocia automaticamente i dati dei conti emiratini con quelli dichiarati grazie agli strumenti di scambio informazioni internazionali, e le lettere di compliance arrivano sempre più rapide.
Per gestire correttamente la dichiarazione IVAFE Dubai è fondamentale conservare la documentazione bancaria emiratina, distinguere tra soglia di monitoraggio (€15.000) e soglia IVAFE (€5.000), valutare il credito d’imposta per tributi già pagati negli EAU e analizzare con un professionista la propria residenza fiscale, perché molti italiani che si dichiarano residenti a Dubai vengono di fatto considerati ancora residenti in Italia.
Se hai un conto, un dossier titoli o un portafoglio crypto a Dubai, oppure stai valutando di aprire società a Dubai, non aspettare la lettera di compliance: una consulenza preventiva costa meno di una sanzione e ti permette di pianificare in modo legittimo la tua presenza fiscale tra Italia ed Emirati Arabi Uniti.
La dichiarazione IVAFE Dubai è un adempimento tecnico, ma dietro c’è una strategia patrimoniale che, soprattutto quando si decide di aprire società a Dubai, va costruita su misura.
FAQ
La dichiarazione IVAFE Dubai è l’adempimento con cui i residenti fiscali in Italia comunicano al Fisco le attività finanziarie detenute negli Emirati Arabi Uniti e versano la relativa imposta patrimoniale.
È stata istituita dall’art. 19 del D.L. 201/2011 e funziona come il “gemello” dell’imposta di bollo italiana, applicata però ai patrimoni custoditi all’estero.
Si compila all’interno del quadro RW del Modello Redditi PF oppure del quadro W del modello 730.
No, se sei effettivamente residente fiscale a Dubai e iscritto all’AIRE non sei tenuto a presentare la dichiarazione IVAFE Dubai.
Tuttavia, nel 2026 l’Agenzia delle Entrate verifica con grande rigore la reale residenza fiscale, valutando dimora abituale, centro degli interessi vitali, legami familiari ed economici.
La sola iscrizione AIRE non basta: se il tuo “centro di vita” rimane in Italia, il Fisco può comunque considerarti residente italiano e richiederti la dichiarazione.
Per i conti correnti bancari intestati a persone fisiche l’imposta è fissa e pari a 34,20 euro annui, dovuta solo se la giacenza media supera 5.000 euro.
Per dossier titoli, azioni, obbligazioni, fondi e polizze assicurative la prassi prudenziale applica l’aliquota dello 0,40%, calcolata sul valore di mercato al 31 dicembre, poiché Dubai rientra ancora tra i territori a fiscalità privilegiata ai fini del DM 21/11/2001.
Per le cripto-attività detenute su exchange emiratini si applica invece l’Imposta sulle Cripto-attività allo 0,20%.
Il saldo IVAFE relativo al periodo d’imposta 2025 e il primo acconto vanno versati entro il 30 giugno 2026, mentre il secondo acconto è fissato al 30 novembre 2026.
La trasmissione telematica della dichiarazione dei redditi 2026 ha come termine ultimo il 2 novembre 2026, poiché il 31 ottobre cade di sabato.
Il pagamento si effettua tramite modello F24 con i codici tributo dedicati all’IVAFE.
Le sanzioni per omessa dichiarazione di attività detenute a Dubai vanno dal 6% al 30% del valore non dichiarato, perché gli EAU sono ancora classificati come Paese a fiscalità privilegiata.
A questa si aggiunge la sanzione per omessa liquidazione dell’imposta, che varia dal 90% al 180% dell’IVAFE non versata. I termini di accertamento sono inoltre raddoppiati e possono arrivare fino a 10-14 anni.
Sì, è possibile regolarizzare la propria posizione tramite il ravvedimento operoso, presentando dichiarazioni integrative per ciascun anno omesso e versando imposta, interessi e sanzioni ridotte.
Le riduzioni sono tanto più vantaggiose quanto prima ci si attiva: si può arrivare fino a 1/9 del minimo se si interviene entro 90 giorni dalla scadenza.
È fondamentale agire prima di ricevere una lettera di compliance o un avviso di accertamento, perché in quel caso il ravvedimento non è più ammesso.
La normativa italiana riconosce un credito d’imposta per i tributi patrimoniali effettivamente versati nello Stato estero, che può essere scomputato dall’IVAFE dovuta in Italia.
Tuttavia, Dubai non applica imposte patrimoniali sulle attività finanziarie delle persone fisiche, quindi nella maggior parte dei casi il credito d’imposta è pari a zero.
Significa che l’IVAFE va comunque versata integralmente al Fisco italiano.
Sì, la situazione si complica notevolmente se decidi di aprire società a Dubai, perché entrano in gioco anche la normativa CFC (Controlled Foreign Companies), gli obblighi di monitoraggio delle partecipazioni estere e la dichiarazione degli utili maturati.
Aprire società a Dubai richiede quindi una pianificazione fiscale integrata, che tenga conto sia dell’IVAFE sulle attività finanziarie personali sia delle imposte sui redditi societari esteri. In questi casi è indispensabile affidarsi a un consulente specializzato in fiscalità internazionale Italia-Emirati Arabi Uniti.


